La Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran ha comunicato questa mattina la chiusura totale dello Stretto di Hormuz, accusando gli Stati Uniti di non aver rispettato gli impegni presi nei negoziati in corso.
Nel messaggio, rivolto a tutte le imbarcazioni in ascolto, l’IRGC-N ha dichiarato che nessuna nave, “di qualsiasi tipo o nazionalità”, è autorizzata a transitare attraverso lo stretto. Una decisione che segna un nuovo punto di rottura in una crisi già estremamente delicata, soprattutto dopo la breve riapertura temporanea concessa da Teheran nei giorni scorsi durante il cessate il fuoco legato alla tregua in Libano.
La chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta uno degli scenari più critici per il commercio globale: da questo corridoio marittimo passa circa un quinto del petrolio mondiale. Nelle ultime settimane, centinaia di navi erano rimaste bloccate nel Golfo Persico, con milioni di barili di greggio fermi in attesa di un via libera che ora sembra nuovamente svanito.
La decisione iraniana arriva in un momento di forte tensione nei colloqui con Washington, che continua a mantenere un blocco navale sui porti iraniani e a chiedere garanzie sulla sicurezza della navigazione internazionale. La chiusura annunciata oggi rischia di aggravare ulteriormente la situazione, con possibili ripercussioni immediate sui mercati energetici e sulla stabilità regionale.
Le reazioni internazionali sono attese nelle prossime ore, mentre le principali potenze coinvolte monitorano l’evoluzione della crisi. La sensazione, tra analisti e diplomatici, è che la finestra di dialogo aperta nei giorni scorsi si stia rapidamente restringendo, lasciando spazio a un nuovo ciclo di incertezza nello scacchiere mediorientale.
