La proposta avanzata da Donald Trump di acquisire la Groenlandia continua a generare reazioni nelle capitali europee, e anche l’Italia ha definito la propria linea in modo netto ma prudente. Roma, in sintonia con le principali cancellerie dell’Unione Europea, ha ribadito che la sovranità sul territorio groenlandese “non può essere oggetto di trattativa” e che ogni decisione sul futuro dell’isola spetta esclusivamente alla Danimarca e alle autorità locali.
Fonti governative italiane sottolineano come le dichiarazioni di Trump vadano lette soprattutto in chiave geopolitica, più che come un reale progetto di acquisizione territoriale. L’esecutivo italiano interpreta infatti la mossa del presidente statunitense come un segnale rivolto alle potenze concorrenti, in particolare alla Cina, sempre più attiva nell’Artico e interessata alle rotte commerciali che si stanno aprendo con lo scioglimento dei ghiacci
Pur mantenendo una posizione di fermezza sul principio di sovranità, l’Italia evita accuratamente lo scontro diretto con Washington. La linea di Palazzo Chigi è quella di preservare la coesione dell’Alleanza Atlantica, ricordando che un contenzioso tra due membri della NATO su un territorio strategico come la Groenlandia rischierebbe di indebolire l’intero fronte occidentale in un momento di forte instabilità internazionale.
Roma ha inoltre aderito alla dichiarazione congiunta firmata da diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Spagna, Polonia e Regno Unito che riafferma il sostegno alla Danimarca, e respinge qualsiasi ipotesi di pressione esterna sul Regno danese. Una posizione che conferma la volontà dell’UE di presentarsi compatta su un dossier che tocca direttamente gli equilibri geopolitici dell’Artico.
In questo quadro, l’Italia si muove su un doppio binario: da un lato difende il diritto internazionale e la sovranità territoriale; dall’altro cerca di mantenere un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti, interpretando le parole di Trump come parte di una strategia più ampia e non come un preludio a un’azione concreta. Una postura che riflette la tradizionale cautela diplomatica italiana e la necessità di bilanciare rapporti transatlantici e solidarietà europea.
