In un momento cruciale per il futuro della Striscia di Gaza, Hamas ha deciso di posticipare la fine delle elezioni del nuovo capo del suo Bureau Politico (l’organo di vertice politico del movimento), originariamente prevista nei primi dieci giorni di gennaio 2026.
Secondo fonti di alto livello interne all’organizzazione, citate oggi dal quotidiano saudita Asharq Al-Awsat (Al-Sharq al-Awsat), il rinvio è stato deciso “fino a nuovo avviso”, senza fissare una data precisa, anche se l’elezione “potrebbe tenersi in qualsiasi momento”. La motivazione principale è duplice: le condizioni di sicurezza e politiche attuali (che includono divisioni interne crescenti e minacce persistenti) e, soprattutto, la priorità assoluta data alle negoziazioni per passare alla seconda fase del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump.
L’elezione avrebbe dovuto colmare il vuoto lasciato dall’uccisione di Yahya Sinwar (ottobre 2024), dopo quella di Ismail Haniyeh. Solo pochi giorni fa (fine dicembre 2025), le stesse fonti di Asharq Al-Awsat indicavano che il voto era imminente per rafforzare la coesione interna e rassicurare gli interlocutori esterni.
I principali candidati discussi in precedenza erano: Khalil al-Hayya (attuale capo a Gaza, linea più militante e vicina all’Iran, favorevole al proseguimento della resistenza armata), e Khaled Meshaal (ex capo del Bureau Politico, linea più politica, incline a distanziarsi da Teheran e rafforzare legami con Stati arabi moderati).
Le divisioni interne, descritte da alcune fonti come “aumentate negli ultimi giorni”, hanno contribuito al ritardo, insieme alla necessità di concentrarsi sulle trattative. Il cessate il fuoco, entrato in vigore a ottobre 2025 dopo oltre due anni di guerra, è ancora nella prima fase (tregua, scambio ostaggi/cadaveri, aiuti umanitari). La seconda fase prevede elementi delicati:
Disarmo (parziale o totale) di Hamas, ritiro israeliano completo o progressivo dalla Striscia, ricostruzione massiccia, dispiegamento di una forza di stabilizzazione internazionale, governance transitoria tramite un comitato tecnocratico palestinese indipendente (apolitico, non affiliato né a Hamas né all’Autorità Palestinese).
Una delegazione di Hamas, guidata proprio da Khalil al-Hayya, è arrivata al Cairo nei giorni scorsi per discutere proprio la transizione alla fase due con mediatori egiziani, qatarioti, turchi e americani. Hamas ha già annunciato che faciliterà il lavoro del comitato e dissolverà le sue strutture governative a Gaza non appena il comitato entrerà in funzione (ma non ne farà parte direttamente).
Fonti palestinesi riferiscono che, in vista degli incontri al Cairo di questa settimana, sono in corso modifiche significative alla lista dei candidati per il comitato amministrativo (previsto di circa 12-15 membri, con esperienza tecnica ma senza affiliazioni politiche). Israele ha posto veti su alcuni nomi considerati troppo vicini a Hamas, e il numero è stato ridotto da 15 a 12 su richiesta israeliana
In particolare, il nome del Ministro della Salute dell’Autorità Palestinese, Majed Abu Ramadan (ex sindaco di Gaza, oftalmologo con curriculum internazionale), che in precedenza figurava tra i favoriti, è stato escluso dalle considerazioni attuali.
Il comitato dovrebbe essere finalizzato nei prossimi giorni al Cairo, con la partecipazione di tutte le fazioni palestinesi. Una volta operativo, segnerà un passaggio storico: Hamas cederà il controllo amministrativo quotidiano, pur mantenendo influenza politica e militare in discussione.
Le fonti descrivono il 2026 come l’anno più difficile per Hamas dalla sua nascita (1987): perdite di leader, crisi organizzativa e finanziaria, pressioni esterne. Il momentum per la fase due del cessate il fuoco è accelerato, rendendolo la priorità assoluta rispetto alla riorganizzazione interna.
Il rinvio dell’elezione riflette una leadership cauta, che vuole evitare divisioni in un momento di negoziati delicati, mentre il destino di Gaza (governance, disarmo, ricostruzione) si gioca proprio in questi giorni al Cairo.
